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Se non sei soddisfatto del tuo lavoro, il datore ti deve un risarcimento: la sentenza shock della Cassazione

Federica Maurino 28 Luglio 2025
Risarcimento danni per demansionamento: novità 2025

Se non sei soddisfatto del tuo lavoro, il datore ti deve un risarcimento .economiafinanzaonline.it

Non sei soddisfatto del tuo lavoro? Il datore devi risarcirti. La sentenza shock della Cassazione ha fatto il giro del mondo.

I Giudici della Corte di Cassazione hanno chiarito un principio che segna una svolta giuridica. I lavoratori che hanno subito un particolare tipo di atteggiamento hanno diritto al risarcimento del danno. Lo ha stabilito la Suprema Corte con l’ordinanza dell’8 Maggio 2025 n. 12128.

I Giudici hanno, infatti, confermato quanto deciso in Corte d’Appello. Il caso, che rappresenta uno spartiacque, riguarda un infermiere costretto a svolgere, in modo sistematico, attività proprie degli OSS. Tale richiesta, va subito chiarito preliminarmente, non costituisce di per sé un illecito, non è infatti aprioristicamente illegittima.

Se non sei soddisfatto del tuo lavoro, il datore ti deve un risarcimento

Infatti, i lavoratori devono svolgere anche mansioni non propriamente rientranti nelle loro funzioni specifiche, purché si tratti di una richiesta eccezionale e volta alla tutela aziendale. Tuttavia, al ricorrente era stato chiesto di svolgere attività inferiori in modo sistematico e, non vi era alcuna esigenza organizzativa, operativa o di sicurezza concreta.

Demansionamento: spetta il risarcimento?
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La Cassazione, in virtù di tali considerazioni, ha ammesso il ricorso, chiarendo che lo svolgimento “sistematico e non marginale delle mansioni inferiori” integra la violazione del diritto del lavoratore al rispetto della propria professionalità. Inoltre i Giudici hanno ravvisato una violazione della regola sulla coerenza tra inquadramento e mansioni sancita dall’articolo 52 del D. Lgs. n. 165 del 2001, recante il Testo Unico del Pubblico Impiego.

L’ordinanza ha, dunque, ribadito un concetto giuridico che trova la sua ratio in diverse fonti legislative. Svolgere mansioni di grado inferiore può comportare danni da un punto di vista psicofisico. Infatti, recenti studi in materia hanno chiarito che la perdita della dignità professionale comporta l’insorgenza di diverse patologie tra cui: depressione, ansia, sbalzi d’umore, irascibilità, perdita del sonno, un aumento dell’appetito o, viceversa, inappetenza.

Svolgere, dunque, mansioni non qualificate può compromettere il benessere psicologico. Quindi, coloro che ritengono di aver ingiustamente svolto mansioni di livello inferiore, rispetto alle proprie, possono impugnare il demensionamento e adire il Giudice civile per ottenere il risarcimento del danno.

Va ribadito, ulteriormente, che di per sé la richiesta proveniente dal datore di lavoro di svolgere mansioni non spettanti al lavoratore non integra alcun illecito. Tale condotta può costituire il fondamento per un’eventuale richiesta risarcitoria soltanto se, il lavoratore è stato costretto in modo reiterato e costante, ed in assenza di esigenze organizzative e di gestione dell’azienda, a svolgere mansioni inferiori.

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