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Se gli Stati Uniti introducono dazi, l’Europa dovrebbe tassare l’economia digitale

Il dibattito sui dazi e le politiche commerciali continua a essere un tema di rilevanza globale nel 2025, con gli Stati Uniti che si trovano a fronteggiare sfide significative legate alla competitività del proprio mercato interno. La questione è stata sollevata da esperti come Simone Zucchetti, che ha evidenziato come la globalizzazione abbia influito negativamente sulla manifattura americana, spingendo verso l’adozione di misure protezionistiche.

Il contesto americano e la questione dei dazi

Gli Stati Uniti, nel tentativo di affrontare la perdita di competitività della propria industria, stanno considerando l’introduzione di nuovi dazi. Questo approccio è motivato dalla percezione di uno squilibrio fiscale tra le imposte al consumo statunitensi e l’IVA all’importazione applicata in Europa. Attualmente, l’aliquota media dell’IVA in Europa si attesta intorno al 21%, mentre negli Stati Uniti si applicano prelievi significativamente più bassi, pari all’8%. Questa disparità ha portato a un dibattito acceso sulla necessità di modificare le politiche fiscali per riequilibrare il mercato.

Tuttavia, è importante notare che l’IVA è un’imposta universale, applicabile a tutti i beni e servizi, indipendentemente dalla loro origine. Ciò significa che non discrimina tra prodotti europei e non europei. Inoltre, l’introduzione di dazi potrebbe influenzare i tassi di cambio e di interesse, con conseguenze dirette sull’economia statunitense. Un eventuale calo delle importazioni potrebbe portare a un apprezzamento del dollaro, con effetti a catena sui costi di prestito e sull’inflazione.

La prospettiva europea e i servizi digitali

Guardando all’Europa, emerge un’altra dimensione del dibattito commerciale: l’acquisto di servizi digitali dagli Stati Uniti. Questo settore, che comprende servizi di streaming, software e prenotazioni online, non è facilmente quantificabile, rendendo difficile valutare il vero impatto economico degli scambi tra le due sponde dell’Atlantico. È fondamentale chiedersi quale sia il reale “surplus” commerciale europeo una volta considerati i servizi digitali importati dagli Stati Uniti.

La tradizionale struttura dei dazi si basa su un modello economico che risale a decenni fa, incentrato sulla movimentazione fisica delle merci. Tuttavia, oggi, molte delle aziende americane di maggior successo operano nel settore digitale, dove le regole fiscali attuali risultano obsolete. La difficoltà di implementare un consenso politico a livello internazionale per la tassazione delle imprese digitali ha complicato ulteriormente la situazione, mantenendo le aziende in un contesto normativo inadeguato.

Le sfide della nuova economia e le prospettive future

La nuova economia, caratterizzata da una crescente digitalizzazione, presenta sfide uniche per i governi di tutto il mondo. La mancanza di un accordo internazionale per la tassazione delle imprese digitali ha portato a iniziative unilaterali da parte di singoli Paesi, ma queste spesso risultano inefficaci. Se gli Stati Uniti decidono di applicare dazi sulla vecchia economia europea, l’Europa potrebbe rispondere introducendo misure più efficaci per la tassazione delle attività digitali.

In questo contesto, è cruciale che le autorità europee considerino strategie che possano garantire una giusta ripartizione della fiscalità, evitando di rispondere in modo reattivo ai dazi americani. La sfida sarà quella di trovare un equilibrio che possa promuovere un commercio equo e sostenibile tra le due economie, tenendo conto delle peculiarità del mercato digitale e delle sue dinamiche in continua evoluzione.

Lorenzo Zucchetti

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