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L’ultima fase negativa del PIL statunitense risale al 2009. Da allora, tutti gli anni sono stati in espansione. Secondo una celebre regola empirica, i cicli espansivi hanno una durata di otto anni. Ecco perché molti stanno iniziando a chiedersi quando sarà la prossima recessione USA.
Naturalmente non è difficile immaginare che prima o poi ci sarà. Ma determinare quando con la maggiore precisione possibile è di fondamentale importanza per gli analisti di mercato. Il Sole 24 ore ha pubblicato una interessante analisi degli indicatori che, solitamente, precedono un momento di crisi. Ne riportiamo i passaggi fondamentali.
La storia della famigerata banca americana è così nota anche ai non addetti ai lavori che non deve essere ricordata. Quello che invece va ricordato è la rapidità di intervento della Federal Reserve che già a febbraio 2009 interveniva con un piano di quantitative easing, terminando le iniezioni di liquidità solo nel 2015, poco prima dell’arrivo del presidente Trump.
Secondo alcuni analisti, l’apparente lunghezza straordinaria di questo ciclo si deve proprio all’intervento della Federal Reserve e anche alla politica espansiva del presidente Trump, che contrariamente alla consuetudine economica, ha continuato a premere sull’acceleratore anche in periodo di espansione.
Secondo quanto riporta il Sole, le ultime sei recessioni sono state anticipate da un‘inversione di tendenza nella curva dei rendimenti. In particolare quando i tassi dei titoli a due anni superano quelli dei titoli a 10 anni. Nell’ultima seduta i due tassi erano separati da soli 15 punti base, quindi questo primo segnalatore starebbe per attuarsi. Da quel momento, la recessione si manifesta dopo una media di 17 mesi.
Sempre secondo le statistiche che riguardano le ultime sei crisi economiche statunitensi, il mercato ha avuto performance positive nello stesso periodo. Mediamente, un andamento in crescita del 13%. Ma c’è stato anche un caso in cui questo segnale non si è concretizzato.
Inoltre, sia la lunghezza del ciclo di crescita corrente, sia un considerevole cambio nel mondo economico, non permettono di stabilire con assoluta certezza se questi segnali siano ancora validi. L’unico dato certo è un relativo rallentamento dell’economia USA, che in ogni caso proietta per il 2019 una crescita del 2,5%.
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