Fonte foto: https://pixabay.com/it/photos/vaccino-antinfluenzale-ago-ahi-1719334/
Con l’arrivo delle dosi di vaccino anti Covid è iniziata a tutti gli effetti la campagna vaccinale. Secondo quanto deciso il piano dovrebbe partire dal personale sanitario e delle RSA, per poi concentrarsi sugli individui tra i 60 e i 79 anni. Tuttavia lo stesso Commissario per l’emergenza Arcuri ha confermato l’ipotesi di rivedere le priorità, anticipando le vaccinazioni negli istituti scolastici. La decisione avrebbe l’obiettivo di velocizzare il rientro nelle classi e rendere sicure le scuole. Gli esperti però avvertono che questa procedura potrebbe essere rischiosa. Vediamo di capire perché e se cambierà la distribuzione del vaccino anti Covid.
Scegliere di modificare il piano vaccinale, e quindi anticipare la distribuzione a docenti e al personale ATA, potrebbe incidere negativamente. Infatti una porzione consistente di popolazione rimarrebbe almeno momentaneamente senza vaccino. Senza considerare che scalerebbero tutti gli altri scaglioni di vaccinazioni che comprendono appunto over 60 e coloro che soffrono di comorbilità.
Perciò sembra ovvio che un insegnate riceverà il vaccino solo se appartiene a una delle categorie citate in precedenza. Tuttavia dato l’esiguo numero di docenti si potrebbe riconoscere una priorità, ma tutto è ancora da decidere. Inoltre va ricordato che, nel panorama migliore, con le dosi a disposizione si riuscirà a immunizzare solo personale sanitario e ospiti delle RSA. In ogni caso, solo quando arriveranno le dosi del vaccino AstraZeneca, sarà possibile riprogrammare il piano di distribuzione del vaccino e considerare altre categorie prioritarie.
Secondo il commissario Arcuri le pressioni per velocizzare la distribuzione del vaccino anti Covid nelle scuole sono molte. Come è ovvio i destinatari delle dosi non saranno gli studenti, ma corpo docente e personale ATA. Questo perché, nonostante le rassicurazione della Ministra Azzolina, i contagi nelle scuole ci sono e proprio loro sono tra i soggetti più esposti.
Inoltre sta crescendo il numero di coloro che vogliono continuare con la didattica a distanza per scongiurare i rischi. Tuttavia vaccinare queste categorie significherebbe trovare spazio per circa un milione di persone, tra insegnanti, presidi, docenti di sostegno e personale ATA. Senza considerare che per loro si dovrebbero riservare circa 2 milioni di dosi di vaccino.
Anche se dare la precedenza a docenti e personale ATA potrebbe preservare gli ambienti scolastici, secondo gli esperti sarebbe un rischio troppo alto. Infatti, dare la precedenza a coloro che lavorano negli istituti rispetto ad altre fasce, significherebbe anteporre l’esigenza della riapertura scolastica a quella dell’immunizzazione della popolazione.
Aspetto che aumenta d’importanza se l’età di chi aspetta il vaccino è compresa tra i 60 e i 79 anni, ovvero la fetta di individui più esposta ai rischi del Covid. Basti pensare al tasso di letalità della malattia, che dal 3% dei 60-69 anni, può arrivare a più del 10% tra i 70 e i 79. Proprio per questo motivo il Ministero della Salute ha rallentato sulla possibilità di dare priorità vaccinale al personale scolastico.
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