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Perdere il lavoro non è mai piacevole, ma per i dipendenti esiste un paracadute messo a disposizione dallo Stato: la NASPI, o Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego. Si tratta di un’indennità riconosciuta al lavoratore che si trova temporaneamente privo di impiego, purché rispetti determinati requisiti.
Infatti, il compenso riconosciuti ai lavoratori prevede un principale requisito: l’impiego deve essere stato perso in maniera involontaria. Questa indennità permette alle persone di affrontare con maggiore serenità il difficile periodo in cui ci si ritrova senza lavoro.
Il funzionamento è semplice: chi perde il lavoro riceve ogni mese un’indennità calcolata sulla base dello stipendio medio degli ultimi 4 anni. La durata massima è di 24 mesi, e l’importo copre in genere il 75% dello stipendio che si percepiva. La NASPI, quindi, non è solo un aiuto economico, ma anche un modo per avere più tempo e tranquillità nella ricerca di un nuovo impiego.
Nel 2025, però, cambieranno alcune regole che potrebbero rendere l’accesso alla NASPI più difficile per alcuni lavoratori, soprattutto per chi ha contratti brevi o situazioni lavorative precarie.
Una delle novità più importanti riguarda chi si dimette volontariamente. Finora, anche chi lasciava un lavoro per scelta poteva comunque ricevere la NASPI se, entro pochi mesi, veniva licenziato dal nuovo impiego. Questa possibilità, però, verrà eliminata dal 10 gennaio 2025.
Infatti, con le nuove normative introdotte, questo sistema cambierà: la nuova legge punta a colmare il vuoto normativo che fino ad oggi permetteva ai lavoratori di godere della NASPI anche quando non ne era pienamente in diritto.
Dal 2025, se ti dimetti e vieni licenziato entro un anno, non potrai più richiedere la NASPI. L’INPS vuole così rafforzare l’idea che il sussidio spetta solo a chi perde il lavoro contro la propria volontà. Le uniche eccezioni riguardano le dimissioni per giusta causa – come nei casi di mancato pagamento dello stipendio o molestie – o quelle durante il periodo di maternità protetta.
L’obiettivo è evitare abusi del sistema di disoccupazione, ma questa nuova regola rischia di penalizzare chi ha un lavoro precario o stagionale e chi è costretto a cambiare spesso impiego. In pratica, chi decide di dimettersi dovrà pensarci due volte, perché un licenziamento successivo non garantirà più la copertura della NASPI.
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