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Il Governo italiano ha da poco ricevuto l’ultimo giudizio, anch’esso positivo, proveniente dalle agenzie di rating. Il 20 ottobre era stata la volta della valutazione effettuata da Standard & Poors, seguita da Dbrs e Fitch, per poi giungere al giudizio positivo di Moody’s lo scorso 17 novembre. È atteso per oggi il giudizio della Commissione europea circa il Documento programmatico di bilancio (Dpb) del 2024 per l’Italia, il quale costituirà soltanto una “pagella”, in quanto quello finale verrà fornito in primavera.
Con la sigla Dpb si intende un documento programmatico che deve essere inviato alla Commissione europea ogni anno entro il termine del 15 ottobre, nel quale i paesi appartenenti all’area Euro mostrano in maniera standardizzata (tramite l’utilizzo di tabelle) il progetto di bilancio per l’anno successivo. Entro il 30 novembre poi, la Commissione è tenuta a fornire un parere, valutandone la conformità con le raccomandazioni fornite nel Semestre europeo, oltre la coerenza con gli obiettivi programmatici indicati dallo stato stesso. Il parere della Commissione è dunque reso pubblico e, nel caso di riscontrate inosservanze, è possibile che venga richiesto al paese di rivedere il Dpb.
L’atteso parere della Commissione europea è legato all’aderenza della manovra alle raccomandazioni fornite da Bruxelles a maggio, le quali si sono rivolte per la prima volta al Patto di stabilità con al centro il nuovo parametro di spesa. In quell’occasione era stato chiesto all’Italia di attuare una politica di bilancio prudente, limitando l’aumento nominale della spesa primaria netta finanziata a livello nazionale, a non più dell’1,3%. Tale disposizione avrebbe dovuto assicurare un miglioramento del saldo strutturale di bilancio dello 0,7% del pil ogni anno. I giudizi della Commissione si basano sulle previsioni diffuse il 15 novembre dall’Esecutivo comunitario, nelle quali il miglioramento del saldo strutturale dell’Italia risulta essere già dell’1%.
Saranno considerati anche l’assorbimento efficace dei fondi europei, l’attuazione del Pnrr, la diminuzione delle imposte sul lavoro, l’attuazione della delega sulla riforma fiscale, la razionalizzazione delle spese fiscali e l’allineamento dei valori catastali con quelli del mercato.
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