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Donne e lavoro, la legge parla chiaro: ti spettano (almeno) 5 mesi, checché ne dica l’azienda insensibile

Donne e lavoro, cosa dice la normativa in merito? Ecco un diritto che devi assolutamente sapere per farti valere ora!

Le donne hanno fatto progressi nell’ambito lavorativo, con posizioni di rilievo in diversi settori. Persistono ancora disparità salariali e barriere culturali.

Per sostenere la loro partecipazione al mercato del lavoro, molti governi hanno introdotto misure specifiche, tra cui agevolazioni fiscali, volte a incentivare la conciliazione tra vita professionale e familiare.

Un esempio di vantaggio fiscale è la deducibilità o detraibilità delle spese per l’assistenza all’infanzia. Queste agevolazioni possono riguardare asili nido, baby-sitter o altri servizi di custodia dei bambini. L’obiettivo è quello di alleviare il carico economico delle famiglie con figli piccoli e di favorire la ripresa dell’attività lavorativa da parte delle madri.

Oltre alle agevolazioni dirette alle lavoratrici, alcuni governi offrono incentivi fiscali alle imprese che promuovono la parità di genere e adottano politiche a sostegno della maternità e della paternità. A quali agevolazioni hai diritto?

Le donne e il mondo del lavoro

Le donne, nonostante abbiano fatto notevoli progressi nell’accesso al mondo del lavoro, continuano a confrontarsi con una serie di ostacoli che ne limitano le opportunità. Uno dei problemi più diffusi è il divario salariale, che vede le donne guadagnare mediamente meno degli uomini per lo stesso lavoro. Le donne sono concentrate in settori meno remunerati e con minori prospettive di crescita professionale.

La conciliazione tra vita lavorativa e familiare è una difficoltà da non sottovalutare. Sono le donne a dover gestire la maggior parte delle responsabilità domestiche e della cura dei figli, con conseguenti difficoltà a dedicare tempo alla carriera.

Donna che fa calcoli

Cosa dice la normativa

Il congedo di maternità in Italia dura cinque mesi e offre alle future mamme la possibilità di scegliere come distribuirlo tra il periodo pre e post parto. La combinazione più comune è di due mesi prima e tre mesi dopo la nascita, ma è possibile scegliere per un mese prima e quattro mesi dopo, a condizione che il ginecologo attesti che questa scelta non comporti rischi per la salute della madre o del bambino. Questa flessibilità permette alle donne di organizzare al meglio questo importante periodo della loro vita, e concilia le esigenze lavorative con quelle familiari.

Durante il congedo di maternità, le lavoratrici hanno diritto a un’indennità pari all’80% della loro retribuzione, calcolata sulla base dell’ultimo mese di lavoro precedente all’inizio del congedo. Per il 2024, l’INPS ha aggiornato i limiti retributivi per il calcolo di questa indennità. Questo significa che le nuove mamme potranno contare su un sostegno economico adeguato per affrontare le spese legate alla maternità e alla cura del neonato.

Roberto Toob

Capace di trasformare concetti complessi in contenuti chiari e accessibili, adatti a un pubblico variegato.

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