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Cottarelli sul riarmo europeo: “800 miliardi in armi rischiano di aumentare il debito pubblico italiano”

Il riarmo europeo e le preoccupazioni di Carlo Cottarelli: investimenti e debito pubblico per l'Italia, impatti dei dazi e possibili strategie di negoziazione.
Serena Libra 16 Marzo 2025

La questione del riarmo europeo è tornata al centro del dibattito pubblico, in particolare grazie alle affermazioni di Carlo Cottarelli, economista di spicco, durante un’intervista con Francesco Borgonovo nella trasmissione Calibro 8 su Radio Cusano Campus. Cottarelli ha messo in guardia riguardo al piano della Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che prevede un investimento di 800 miliardi di euro per la difesa. Secondo l’economista, tale somma potrebbe rivelarsi eccessiva, lasciando l’Italia e gli altri paesi membri in una situazione difficile.

Le implicazioni per l’italia

Cottarelli ha evidenziato che l’implementazione di un budget pari all’1,5% del PIL per ogni nazione non comporterebbe una riduzione del rapporto tra debito pubblico e PIL per l’Italia nei prossimi sette anni. Attualmente, il paese si attesta all’1,6%, ben al di sotto del 2% promesso un decennio fa. Se l’Italia dovesse utilizzare tutto lo spazio disponibile, il rapporto tra debito e PIL supererebbe addirittura il 3%, un livello che non si vedeva dal 1960.

L’economista ha sottolineato che, sebbene gli Stati Uniti stiano riducendo il loro impegno militare, la situazione con la Russia non è paragonabile a quella dell’ex Unione Sovietica, sia in termini di potenza militare che economica. Cottarelli ha definito la decisione di von der Leyen come “eccessiva”, suggerendo che non si giustificherebbe un simile incremento della spesa.

La questione dei dazi

Un altro argomento trattato da Cottarelli è stato l’impatto dei dazi imposti da Trump. Secondo l’economista, l’effetto macroeconomico di tali misure sull’Italia non sarebbe devastante, dato che le esportazioni verso gli Stati Uniti ammontano a circa 65-70 miliardi di euro, corrispondenti al 2-3% del PIL. Sebbene le esportazioni potrebbero subire una contrazione, non si tratterebbe di uno shock significativo per l’intera economia. Tuttavia, i settori direttamente coinvolti risentirebbero pesantemente della situazione.

Cottarelli ha poi osservato che gli Stati Uniti, a differenza dell’Europa, affrontano una minore esposizione alle conseguenze di una guerra commerciale, in quanto le loro esportazioni verso il continente europeo rappresentano una porzione più ridotta della loro domanda aggregata. Questo scenario pone l’Italia in una posizione svantaggiata. L’economista ha anche messo in evidenza che, in caso di dazi imposti, rispondere con misure simili è una prassi comune per i paesi, anche se non sempre rappresenta la strategia più efficace.

Possibili soluzioni

Infine, Cottarelli ha proposto un’alternativa, suggerendo che l’Italia potrebbe seguire l’esempio di Ontario, in Canada, dove è stata introdotta una restrizione all’accesso delle imprese americane agli appalti pubblici. Questo approccio ha portato a una reazione da parte di Trump, che ha avviato negoziati e, in ultima analisi, raggiunto un compromesso. Cottarelli ha concluso affermando che la strategia di negoziare “paese per paese” è esattamente ciò che Trump desidera, un metodo che affonda le radici nella storicità del divide et impera.

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