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Rinascita dei cocci di terracotta: UniSalento promuove l’economia circolare

La Regione Puglia promuove il riuso dei cocci di terracotta come sottoprodotti, favorendo la sostenibilità e la riduzione dei rifiuti attraverso una nuova normativa e collaborazione con l'Università del Salento.
Lorenzo Zucchetti 16 Marzo 2025

I cocci di terracotta, lungamente considerati rifiuti, vengono oggi riconosciuti come “sottoprodotti”, ovvero materiali riutilizzabili in vari ambiti. La Regione Puglia, attraverso il Dipartimento Ambiente, Paesaggio e Qualità Urbana, ha recentemente introdotto la prima scheda sottoprodotto specificamente dedicata al riuso di questi materiali. Questa iniziativa segna un passo importante nell’applicazione della direttiva contenuta nel D.lgs 205/2010, articolo 184, che promuove il concetto di sottoprodotto come alternativa al rifiuto.

Normativa sui sottoprodotti

La normativa stabilisce che i residui di un processo produttivo possono essere classificati come sottoprodotti se soddisfano requisiti specifici, permettendo così il loro reinserimento in un nuovo ciclo produttivo. Questo approccio non solo offre un vantaggio competitivo per le imprese, ma rappresenta anche un significativo beneficio per l’ambiente, poiché riduce la quantità di materiali destinati alle discariche.

Collaborazione e sviluppo della scheda

La scheda è il risultato di una proposta elaborata da Confartigianato Puglia, in collaborazione con il professor Antonio Licciulli del Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione dell’Università del Salento. Questo progetto è stato sviluppato all’interno del tavolo regionale dedicato alla circolarità e all’ambiente.

Riqualificazione degli scarti di produzione

Con l’adozione della scheda, le aziende del settore possono ora riqualificare gli scarti di produzione, precedentemente considerati rifiuti, come sottoprodotti. I cocci, che derivano dalle produzioni ceramiche, potranno essere riutilizzati nella fabbricazione di cocciopesto e “chamotte”.

Importanza del cocciopesto nella bioedilizia

Il professor Licciulli ha commentato l’importanza del cocciopesto nella bioedilizia, dove può essere impiegato per creare leganti idraulici, malte di allettamento e intonaci traspiranti. Ha richiamato l’attenzione sul fatto che già gli antichi romani, nelle regioni adriatiche prive di pozzolana, utilizzavano il cocciopesto mescolato con malta di calce per produrre malte idrauliche. Le opere architettoniche e ingegneristiche romane sono ancora oggi in piedi e funzionanti, a differenza di molti manufatti moderni in cemento armato.

Verso una maggiore sostenibilità

Il professor Licciulli ha sottolineato che è l’ignoranza a portare a considerare un materiale come rifiuto. Grazie ai progressi nella ricerca, nella conoscenza e nell’innovazione tecnologica, è possibile raggiungere risultati ambiziosi e ridurre al minimo la produzione di rifiuti. L’Università del Salento si mostra particolarmente attenta alla sostenibilità e alla filosofia del rifiuto zero, pronta a supportare le imprese e i consorzi nella transizione da rifiuto a sottoprodotto.

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